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Parlateci di Bibbiano. Perchè?

Com’è noto gli strateghi della comunicazione della Lega e di Salvini monitorizzano il “sentiment” nei confronti del partito e del loro leader.  Sono anche in grado di orientare la comunicazione, nei social network e nei giornali o nelle TV che controllano, su temi che possano sviare l’attenzione da argomenti non graditi. Meglio ancora se allo stesso tempo i temi distraenti riescono anche a denigrare l’avversario politico. Il caso di Bibbiano è un caso emblematico.

Usando Google Trends – è una cosa semplice alla portata di tutti – potete fare un’analisi delle ricerche effettuate negli ultimi 15 giorni e leggere questo racconto per parole chiave. Continue reading Parlateci di Bibbiano. Perchè?

Tayla Harris, il sessismo, la moderazione, la censura e c’era una volta la Netiquette

Il portale 7AFL (football australiano) ha pubblicato una foto incredibile scattata da Michael Willson a Tayla Harris, mentre spedisce l’ovale in mezzo ai pali da 45 metri. Una foto bellissima, non per nulla intitolata “Foto dell’anno”.

I commenti sono arrivati ​​numerosi e velocememente, ma la maggior parte dei commentatori non aveva alcuna intenzione di celebrare il momento, l’atleta o la squadra: no, aveva voglia di dire porcate.

Per reazione, il portale 7AFL ha rimosso l’immagine, ma così facendo, l’ha data vinta ai troll, mettendo a tacere la stessa Harris ed escludendola dal dibattito.

La Harris – che non si tira certo indietro se c’è da affermare i propri diritti – ha risposto ripubblicando l’immagine sul proprio profilo Instagram.

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#tenyearschallenge e il riconoscimento facciale

Avrete visto tutti, in questi giorni, passare su FB le foto in accoppiata di tanti vostri amici. Una foto attuale e una di 10 anni fa. E’ la #tenyearschallenge e magari anche voi avete già postato l’impietosa accoppiata.

E’ divertente, bisogna ammetterlo.

Però Kate O’Neill (*) una celebre esperta di tecnologia (sulla cui obiettività personalmente nutro qualche dubbio) si pone una domanda: “Rifletto su come questi dati potrebbero essere usati per addestrare algorimi di riconoscimento facciale, stima dell’età e invecchiamento?”

E questo riflessione fa riflettere anche Enrico Pitzianti su Esquire: è il caso di abboccare alle mode degli hashtag e pubblicare le proprie foto che potrebbero essere utilizzate per mille scopi diversi?

Come spesso accade la risposta non è univoca, ma porsi la domanda e decidere con cognizione non è un esercizio inutile.  L’unica risposta sbagliata, conclude Piztianti, è diffondere senza pensarci, farlo senza consapevolezza.


(*) Non Cathy O’Neil, autrice di “Armi di distruzione matematica”

La regola dell’uno per tre

Siamo in Gennaio, mese di buoni propositi, siamo ancora in tempo no?

Ne ho appena letto uno che mi sembra  particolarmente utile da diffondere in questi tempi di social networking estremo, ma da applicare alla vita reale facendolo rientrare nelle buone abitudini,  quelle che dovremmo interiorizzare e mettere in pratica ogni giorno.

Quindi, anche se non è mio, eccolo qui.

Per ogni pensiero indignato bisogna farne tre costruttivi. Per ogni lamento, tre proposte. Per ogni critica, tre idee di futuro. È fondamentale darsi il permesso di condividere o scrivere un post critico a patto di compiere poi tre gesti propositivi.

Leggo sempre più spesso liste di motivi per cui vale la pena indignarsi, infinite ricapitolazioni degli errori (reali, sia chiaro) degli altri, e mi sembrano sempre più delle preghiere laiche con cui gli indignati, i soggiogati, gli oppressi chiedono al Potere di tenerli ben saldi nella propria indignazione: in fondo una critica ben assestata a un ministro porta montagne di like, un “non l’avrei mai detto ma si stava meglio quando c’era il Nano” genera infinite condivisioni e pacche sulle spalle, e con la stupidità e la cattiveria al potere sprecare il proprio potenziale da parte di chi si considera buono e intelligente può portare un discreto successo personale senza troppo impegno, a scapito però di un’azione politica collettiva che cambi davvero qualcosa.

Quindi, la prossima volta in cui ti troverai davanti una lista di quindici punti per cui vale la pena indignarsi per le malefatte di qualcuno, usala come strumento per immaginare quarantacinque desideri su un futuro migliore.
A quel punto non avrai più tanta voglia di parlare dei quindici punti di prima, perché i tuoi quarantacinque ti sembreranno decisamente più urgenti. E lo saranno davvero.

Andrea Colamedici


Andrea Colamedici e Maura Gancitano formano una coppia di filosofi piuttosto in gamba, e sono tra i fondatori di Tlön (scuola di filosofia, casa editrice, libreria teatro) .  Mi piacciono molto, mettono a disposizione un sacco di riflessioni, concetti, video, lezioni. Una valanga di spunti interessanti, anche se –  per fortuna – non condivido tutto quello che raccontano.

link al post originale su facebook

Usare meno i social e di più il nostro sito: un buon proposito per il 2019.

Quando pubblichiamo qualcosa su Facebook (ma vale anche per gli altri social network) sappiamo tutti  che lo stiamo “regalando” alla società proprietaria del network.  Quello che era nostro smette immediatamente di esserlo, decade rapidamente, recuperarlo diventa difficile, a volte perfino scompare.  Lo sappiamo, ma facciamo finta di non ricordarcelo perché siamo pigri e ci fa comodo: pubblicare nei social è molto, molto più facile ed immediato che pubblicare in un sito anche se semplice come un blog…

E fin qui passi, ma la società di Zuckerberg non soltanto mette le mani sui nostri contenuti,  ma possiede e controlla la nostra rete sociale, o per meglio dire, la versione “virtuale” della nostra rete sociale e tutte le interazioni che da questa si creano.

Facebook sa chi sono i nostri amicisa quanto sono attivi, e sa come reagiscono ai nostri post e commenti,  se hanno apprezzato o no quello che abbiamo scritto. Sa tutto di noi e dei nostri amici: chi frequentiamo, per quanto tempo, con chi chattiamo. Sapendo tutto questo un social come Facebook può facilmente “guidarci” nelle relazioni con i membri della nostra rete sociale. Lo fa già decidendo cosa dobbiamo vedere e cosa no navigando fin dal momento in cui apriamo la home di Facebook.

Ma Facebook può anche arrivare a decidere di farci scomparire totalmente per i motivi più stampalati.  A volte su segnalazione di qualcuno, altre volte su base algoritmica. Di solito non ci si pensa. Forse solo se siamo stati bloccati da Facebook abbiamo avuto modo di percepire concretamente il fatto che la rete sociale su Facebook in realtà non è nostra, non ci appartiene. Non abbiamo nessun controllo su di essa e se Facebook decide smettiamo pure di farne parte, quasi una galera o anche una morte virtuale.

Perciò, per il 2019, ho deciso di mettere in pratica anche per me stesso il consiglio che dò sempre ai miei clienti, quello di non usare Facebook e gli altri social il meno possibile come strumento pubblicazione e di sfruttare la sua potenza solo per amplificare il mio contenuto, sempre che mi interessi amplificarlo. Questo contenuto, per essere reamente mio,  deve risiedere su qualcosa di mia proprietà, qualcosa di cui si abbia il pieno controllo: il mio sito. Sarà comunque disponibile a tutti, ma sarà ridotto il potere di società commerciali esterne di decidere cosa far vedere o no e per quanto tempo.

È perciò importante cominciare a dedicare più tempo per rafforzare online quello che possiamo controllare, quello che è “nostro”: il nostro sito. Se non ce l’abbiamo, creiamolo. Non limitiamoci ad esistere  soltanto nei social network. I social network cercano di sfruttare noi? E noi rispondiamo cercando di sfruttarli senza appoggiarci troppo ad essi: creiamo e partecipiaamo conversazioni, usiamoli come cassa di risonanza o per seguire (in parte) il flusso di informazioni. Ma i contenuti che più ci interessano cerchiamo di collocarli su servizi che possiamo controllare il più possibile.

Lo so, non è un granché. È un piccolo passo, un granello di liberazione, ma – anche se i social network cercano di intrappolarci nelle loro grinfie – dobbiamo farlo.

Prima o poi, ne sono certo, arriverà un nuovo paradigma in grado di rivoluzionare Internet ancora una volta, come a suo tempo è avvenuto con l’arrivo del web.  Non esisteranno solo i gestori di domini e di posta elettronica, non ci saranno soltanto i provider di connettività (possibilmente neutri) e i servizi di hosting di pagine e siti, ma nasceranno anche fornitori neutri che daranno a tutti servizi come la gestione dell’identità, della riservatezza e anche il servizio di “hosting della rete sociale“.

Nell’attesa, un buon proposito per il 2019 sarà quello di pubblicare i propri contenuti collocandoli per quanto possibile sulle pagine web del proprio sito.