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La regola dell’uno per tre

Siamo in Gennaio, mese di buoni propositi, siamo ancora in tempo no?

Ne ho appena letto uno che mi sembra  particolarmente utile da diffondere in questi tempi di social networking estremo, ma da applicare alla vita reale facendolo rientrare nelle buone abitudini,  quelle che dovremmo interiorizzare e mettere in pratica ogni giorno.

Quindi, anche se non è mio, eccolo qui.

Per ogni pensiero indignato bisogna farne tre costruttivi. Per ogni lamento, tre proposte. Per ogni critica, tre idee di futuro. È fondamentale darsi il permesso di condividere o scrivere un post critico a patto di compiere poi tre gesti propositivi.

Leggo sempre più spesso liste di motivi per cui vale la pena indignarsi, infinite ricapitolazioni degli errori (reali, sia chiaro) degli altri, e mi sembrano sempre più delle preghiere laiche con cui gli indignati, i soggiogati, gli oppressi chiedono al Potere di tenerli ben saldi nella propria indignazione: in fondo una critica ben assestata a un ministro porta montagne di like, un “non l’avrei mai detto ma si stava meglio quando c’era il Nano” genera infinite condivisioni e pacche sulle spalle, e con la stupidità e la cattiveria al potere sprecare il proprio potenziale da parte di chi si considera buono e intelligente può portare un discreto successo personale senza troppo impegno, a scapito però di un’azione politica collettiva che cambi davvero qualcosa.

Quindi, la prossima volta in cui ti troverai davanti una lista di quindici punti per cui vale la pena indignarsi per le malefatte di qualcuno, usala come strumento per immaginare quarantacinque desideri su un futuro migliore.
A quel punto non avrai più tanta voglia di parlare dei quindici punti di prima, perché i tuoi quarantacinque ti sembreranno decisamente più urgenti. E lo saranno davvero.

Andrea Colamedici


Andrea Colamedici e Maura Gancitano formano una coppia di filosofi piuttosto in gamba, e sono tra i fondatori di Tlön (scuola di filosofia, casa editrice, libreria teatro) .  Mi piacciono molto, mettono a disposizione un sacco di riflessioni, concetti, video, lezioni. Una valanga di spunti interessanti, anche se –  per fortuna – non condivido tutto quello che raccontano.

link al post originale su facebook

Usare meno i social e di più il nostro sito: un buon proposito per il 2019.

Quando pubblichiamo qualcosa su Facebook (ma vale anche per gli altri social network) sappiamo tutti  che lo stiamo “regalando” alla società proprietaria del network.  Quello che era nostro smette immediatamente di esserlo, decade rapidamente, recuperarlo diventa difficile, a volte perfino scompare.  Lo sappiamo, ma facciamo finta di non ricordarcelo perché siamo pigri e ci fa comodo: pubblicare nei social è molto, molto più facile ed immediato che pubblicare in un sito anche se semplice come un blog…

E fin qui passi, ma la società di Zuckerberg non soltanto mette le mani sui nostri contenuti,  ma possiede e controlla la nostra rete sociale, o per meglio dire, la versione “virtuale” della nostra rete sociale e tutte le interazioni che da questa si creano.

Facebook sa chi sono i nostri amicisa quanto sono attivi, e sa come reagiscono ai nostri post e commenti,  se hanno apprezzato o no quello che abbiamo scritto. Sa tutto di noi e dei nostri amici: chi frequentiamo, per quanto tempo, con chi chattiamo. Sapendo tutto questo un social come Facebook può facilmente “guidarci” nelle relazioni con i membri della nostra rete sociale. Lo fa già decidendo cosa dobbiamo vedere e cosa no navigando fin dal momento in cui apriamo la home di Facebook.

Ma Facebook può anche arrivare a decidere di farci scomparire totalmente per i motivi più stampalati.  A volte su segnalazione di qualcuno, altre volte su base algoritmica. Di solito non ci si pensa. Forse solo se siamo stati bloccati da Facebook abbiamo avuto modo di percepire concretamente il fatto che la rete sociale su Facebook in realtà non è nostra, non ci appartiene. Non abbiamo nessun controllo su di essa e se Facebook decide smettiamo pure di farne parte, quasi una galera o anche una morte virtuale.

Perciò, per il 2019, ho deciso di mettere in pratica anche per me stesso il consiglio che dò sempre ai miei clienti, quello di non usare Facebook e gli altri social il meno possibile come strumento pubblicazione e di sfruttare la sua potenza solo per amplificare il mio contenuto, sempre che mi interessi amplificarlo. Questo contenuto, per essere reamente mio,  deve risiedere su qualcosa di mia proprietà, qualcosa di cui si abbia il pieno controllo: il mio sito. Sarà comunque disponibile a tutti, ma sarà ridotto il potere di società commerciali esterne di decidere cosa far vedere o no e per quanto tempo.

È perciò importante cominciare a dedicare più tempo per rafforzare online quello che possiamo controllare, quello che è “nostro”: il nostro sito. Se non ce l’abbiamo, creiamolo. Non limitiamoci ad esistere  soltanto nei social network. I social network cercano di sfruttare noi? E noi rispondiamo cercando di sfruttarli senza appoggiarci troppo ad essi: creiamo e partecipiaamo conversazioni, usiamoli come cassa di risonanza o per seguire (in parte) il flusso di informazioni. Ma i contenuti che più ci interessano cerchiamo di collocarli su servizi che possiamo controllare il più possibile.

Lo so, non è un granché. È un piccolo passo, un granello di liberazione, ma – anche se i social network cercano di intrappolarci nelle loro grinfie – dobbiamo farlo.

Prima o poi, ne sono certo, arriverà un nuovo paradigma in grado di rivoluzionare Internet ancora una volta, come a suo tempo è avvenuto con l’arrivo del web.  Non esisteranno solo i gestori di domini e di posta elettronica, non ci saranno soltanto i provider di connettività (possibilmente neutri) e i servizi di hosting di pagine e siti, ma nasceranno anche fornitori neutri che daranno a tutti servizi come la gestione dell’identità, della riservatezza e anche il servizio di “hosting della rete sociale“.

Nell’attesa, un buon proposito per il 2019 sarà quello di pubblicare i propri contenuti collocandoli per quanto possibile sulle pagine web del proprio sito.

La visibilità dei post su Facebook

Sulla mia bacheca di Facebook passano i post di molte persone. Anche se molti dei miei amici non scrivono mai, ma parecchi altri scrivono o pubblicano qualcosa di tanto in tanto. Dalle foto dei gattini a profonde analisi politiche. Se mi sembrano argomenti interessanti, coinvolgenti o divertenti magari ci scappa un mi piace o un commento. Alcuni di questi post li condivido pure, e così si diffondono  raggiungendo i miei amici, che a loro volta, magari condividono e diffondono… E’ il bello del social.

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Selezionate da Internazionale

C’è un giudice a Francoforte

Il tribunale di Francoforte ha fermato UBER l’app per condividere viaggi in auto. Per i trasgressori è prevista una multa di 250 mila euro o 6 mesi di carcere. UBER ha fatto capire che comunque continueranno ad offrire il servizio. E vorrei anche vedere…

Facebook è una società privata

Lo fa notare Giovanni De Mauro nell’editoriale dal titolo “Recintato”. Dice De Mauro: “Tutto quello che viene regalato a Facebook dagli utenti resta rinchiuso lì, cioè non finisce, se non in minima parte […] e quindi non torna in circolazione come patrimonio collettivo: è un walled garden, un giardino recintato, tutto l’opposto dello spirito di condivisione su cui dovrebbe fondarsi Internet”

Il Paracetamolo non è acqua fresca

Mi hanno “costretto” ad usare il paracetamolo a posto del mio preferito acido acetilsalicilico, perché dicono che sia innocuo. Una piccola rivincita arriva dall’articolo “La cura imperfetta” in cui si spiega che il paracetamolo non si può assumere come se fosse acqua fresca. E non cura proprio tutto.

Film da vedere

Le cose belle.

Di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, Italia 2013.

BirdMan.

Di Alejandro González Iñárritu. Stati Uniti 2013

Libri da Leggere

La città ai confini del cielo

Un romanzo dedicato al grande architetto ottomano Sinan
di Elif Shafak, Rizzoli.

Musica da Ascoltare

Ta hrei tis kardias sou
di George Dalaras

Le regole di Internazionale su Facebook

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Questa settimana, la rubrica delle Regole che trovate su Internazionale, riporta le regole su Facebook per i “Mi piace”.

  1. Mettere “mi piace” a un tuo post non è bello. Soprattutto se sei l’unico.
  2. Non dire laikare.
  3. Un “like” sulla foto profilo di qualcuno è una forma sottile di rimorchio.
  4. Ok, sei il “mi piace” numero cento: cosa vuoi, un premio?
  5. Ricoprirti di like è troppo facile: un vero amico ti invita a cena

Non non le ho trovate particolarmente brillanti ed è un peccato, perché di solito lo sono. Non ho mai nè detto né letto “laikare” da nessuna parte (ci sono meno di 100 pagine che contengono questo orribile neologismo). L’unica che mi ha fatto proprio ridere è la numero 3. Un “like” sulla foto profilo di qualcuno è una forma sottile di rimorchio.

E voi quali regole pensate siano utili su Facebook, per i mi piace in particolare, o per l’uso del social network in generale?