#tenyearschallenge e il riconoscimento facciale

Avrete visto tutti, in questi giorni, passare su FB le foto in accoppiata di tanti vostri amici. Una foto attuale e una di 10 anni fa. E’ la #tenyearschallenge e magari anche voi avete già postato l’impietosa accoppiata.

E’ divertente, bisogna ammetterlo.

Però Kate O’Neill (*) una celebre esperta di tecnologia (sulla cui obiettività personalmente nutro qualche dubbio) si pone una domanda: “Rifletto su come questi dati potrebbero essere usati per addestrare algorimi di riconoscimento facciale, stima dell’età e invecchiamento?”

E questo riflessione fa riflettere anche Enrico Pitzianti su Esquire: è il caso di abboccare alle mode degli hashtag e pubblicare le proprie foto che potrebbero essere utilizzate per mille scopi diversi?

Come spesso accade la risposta non è univoca, ma porsi la domanda e decidere con cognizione non è un esercizio inutile.  L’unica risposta sbagliata, conclude Piztianti, è diffondere senza pensarci, farlo senza consapevolezza.


(*) Non Cathy O’Neil, autrice di “Armi di distruzione matematica”

La raccolta differenziata questa sconosciuta

Questa mattina, dopo aver fatto colazione con i miei soliti biscotti, butto l’incarto nella raccolta dell’indifferenziata.

Mia moglie mi guarda torvissima e mi dice

– Ehi, bello! Guarda che quella roba va nella carta.

– Nella carta ‘sta borsa – rispondo – credi che non ci abbia guardato? Ci sto attento io a ‘ste robe.

– E allora, perché la butti nell’indifferenziata?

– Perchè VA nell’indifferenziata. C’è scritto. Cristo!

– Ma figurati, ho appena controllato anch’io e va nella carta

Per mettere fine a questa inutile discussione, rovisto un po’ nel pattume, recupero l’incarto e le faccio vedere le istruzioni.

– Ah, ah – dico gongolando – vedi che ho ragione? C’è scritto: Materiale Misto C/PAP 81, Raccolta Indifferenziata. (Tiè. Nella mia testa faccio pure un gesto volgare)

– Eppure – mi dice lei – sono sicura che anche i craker che ho mangiato io hanno un’incarto simile, ma che va buttato nella carta

– Ti sembrerà a te simile, ma sarà una cosa completamente diversa! Ma porc… neanche di fronte all’evidenza.

– Ma vacci a guardare invece di fare tanto il signor so tutto io

Allora rovisto nell’altro contenitore, quello della carta, e trovo il rifiuto riciclato da mia moglie

Questa volta è lei a gongolare

– Vedi? Incarto C/PAP81. Raccolta carta. Avevo ragione io!

E quindi abbiamo ragione tutti e due e la cosa non ci piace, non va per niente bene. Queste discussioni devono finire con un vincitore. C’è qualcuno che ci può risolvere il mistero dell’incarto C/PAP81? Va nella carta o nell’indifferenziata?

 

La regola dell’uno per tre

Siamo in Gennaio, mese di buoni propositi, siamo ancora in tempo no?

Ne ho appena letto uno che mi sembra  particolarmente utile da diffondere in questi tempi di social networking estremo, ma da applicare alla vita reale facendolo rientrare nelle buone abitudini,  quelle che dovremmo interiorizzare e mettere in pratica ogni giorno.

Quindi, anche se non è mio, eccolo qui.

Per ogni pensiero indignato bisogna farne tre costruttivi. Per ogni lamento, tre proposte. Per ogni critica, tre idee di futuro. È fondamentale darsi il permesso di condividere o scrivere un post critico a patto di compiere poi tre gesti propositivi.

Leggo sempre più spesso liste di motivi per cui vale la pena indignarsi, infinite ricapitolazioni degli errori (reali, sia chiaro) degli altri, e mi sembrano sempre più delle preghiere laiche con cui gli indignati, i soggiogati, gli oppressi chiedono al Potere di tenerli ben saldi nella propria indignazione: in fondo una critica ben assestata a un ministro porta montagne di like, un “non l’avrei mai detto ma si stava meglio quando c’era il Nano” genera infinite condivisioni e pacche sulle spalle, e con la stupidità e la cattiveria al potere sprecare il proprio potenziale da parte di chi si considera buono e intelligente può portare un discreto successo personale senza troppo impegno, a scapito però di un’azione politica collettiva che cambi davvero qualcosa.

Quindi, la prossima volta in cui ti troverai davanti una lista di quindici punti per cui vale la pena indignarsi per le malefatte di qualcuno, usala come strumento per immaginare quarantacinque desideri su un futuro migliore.
A quel punto non avrai più tanta voglia di parlare dei quindici punti di prima, perché i tuoi quarantacinque ti sembreranno decisamente più urgenti. E lo saranno davvero.

Andrea Colamedici


Andrea Colamedici e Maura Gancitano formano una coppia di filosofi piuttosto in gamba, e sono tra i fondatori di Tlön (scuola di filosofia, casa editrice, libreria teatro) .  Mi piacciono molto, mettono a disposizione un sacco di riflessioni, concetti, video, lezioni. Una valanga di spunti interessanti, anche se –  per fortuna – non condivido tutto quello che raccontano.

link al post originale su facebook

Fabrizio De Andrè ci ha lasciato 20 anni fa

Volevo ricordare Fabrizio de Andrè morto vent’anni fa, quando avevo da poco compiuto 36 anni e mi trovavo nel periodo più intenso della mia vita.   Mi sembra quasi “doveroso” scrivere qualcosa perché la musica di De Andrè mi ha accompagnato dall’infanzia e non ha cessato di accompagnarmi dopo quell’11 gennaio del 1999.  Se prima aspettavo da lui qualcosa di nuovo poi ho riascoltato centinaia e centinaia di volte le sue canzoni, da solo, con gli amici, con la famiglia. Le canzoni di De André, le sue parole, ed è la magia di questi capolavori, si adattano a chi le ascolta, al momento che sta vivendo,  a volte ricordando un momento passato altre volte raccontando qualcosa di nuovo.

Allora ho scritto qualcosa, ma rileggendolo mi è sembrato tanto banale e scritto male che ho pensato che sarebbe stato meglio se me lo fossi tenuto per me.

Perciò mi limito a ricordare qualche canzone che in questo momento mi sembra particolamente bella, pure sapendo che che quando riproverò a fare un elenco simile in futuro Fabrizio mi saprà suggerire qualcosa che non avevo sentito,  mi regalerà brividi e emozioni che non avevo avvertito, e le canzoni saranno altre, e in questo sta la sua grandezza.

 

La canzone dell’amore perduto

Mi è sempre piaciuta un sacco.  Sono stonatissimo e questa è quella che mi dispiace di più quando, provando a cantarla, la violento.

 

Via del campo.

Questa forse è la prima che ho sentito. Ero a casa della zia e avrò avuto una decina d’anni.

Ave Maria

Sembra strano che io, ateo, metta nella mia hit una canzone che si intitola come una preghiera… ma è così bella.

Il testamento di Tito

Una canzone che la dice lunga sull’ipocrisia di molti esseri umani

 

Prinçesa

Perché fino all’ultimo non ha mai smesso di interessarsi agli ultimi della terra.

 

P.S. Ho scelto una foto di copertina mentre De Andrè fuma perché ricordo la rabbia che ho provato quando è morto per un tumore ai polmoni.  Ho pensato, ma come hai fatto a non capire che fumando avresti aumentato a dismisura la possibiltà di creapare di cancro, perché hai voluto privare il mondo del tuo immenso talento? Forse è un sentimento un po’ egoistico, in fondo ognuno deve avere diritto di crepare come gli pare, ma niente da fare una rabbia che provo sempre quando vedo persone di talento o a me care che si infilano in bocca quelle maledette sigarette. GRRRR!