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La privatizzazione della democrazia

Ieri Alessandro Gilioli, su L’Espresso, ha scritto un articolo dal titolo “Vi piace la democrazia dei miliardari?“. Col suo stile scorrevole, riesce sempre a trasmettere concetti che per molti sono banali, ma non sempre sono rilevati da chi è un po’ meno attento alle notizie, alla politica. In questo caso si parla di privatizzazione della democrazia.

Gilioli parte da ultimi 26 anni (la “discesa in campo di Berlusconi”, siamo stati dei precursori… ) per spIegare l’ovvio:

  1. Il consenso è diventato merce da acquistare
  2. Il denaro può distorcere la democrazia

Quello che sta avvenendo, perciò, è che affidandoci a questo fantastico modello maggioritario e bipolare (che ci viene proposto senza ripensamenti dal PD) la democrazia sta diventando esclusivamente una questione di soldi. La democrazia finisce nelle mani di chi spende di più e, in un mondo in cui le disuguaglianze aumentano ogni giorno, solo una ristretta elite può permettersi di spendere cifre importanti. La conseguenza è che la democrazia sta diventando proprietà privata dei miliardari.

Pur di continuare a sostenere questo modello malato il PD fa quello che gli abbiamo visto fare di recente anche nelle elezioni regionalli in Emilia Romagna. Dice Gilioli: «per non perdere contro la destra “cattiva” si affida alla destra “buona”, così perdendo sul lungo ogni reputazione, ogni idealità.».

Così facendo, indipendentemente da chi governa, il percorso della privatizzazione non subisce ostacoli, e un passo alla volta assistiamo, impotenti e inconsapevoli, alla progressiva privatizzazione della democrazia.

La via maestra per contrastare questa deriva antidemocratica passa per l’approvazione di una legge elettorale proporzionale, nella quale siano assenti meccanismi distorsivi della rappresentanza come premi di maggioranza e soglie di sbarramento.

Tutto il resto è fuffa.


Michael Bloomberg offre 150 dollari agli influencer che lo sosterranno su Instagram

Privatizzazione

Molto spesso ci si dimentica dell’etimologia dei termini privatizzazioni e privato, e non si ragiona a sufficienza sul fatto che il concetto abbia a che fare con il privare, con il togliere, con l’escludere una parte consistente della società da qualcosa che precedentemente le apparteneva o alla quale poteva accedere. (fonte)

La legge elettorale è ancora incostituzionale

Come ben ricorda Felice Besostri, l’avvocato famoso per aver già fatto dichiarare incostituzionale il Porcellum, anche la legge elettorale attuale ha diversi elementi di incostituzionalità

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Le balle dell’opposizione sulla legge elettorale

 

Porcellum o Cinghialum

Chi mi conosce sa che l’argomento “legge elettorale” mi sta particolarmente a cuore. Il metodo di elezione dei parlamentari (o di altri organi) non è solo uno stumento tecnico, ma il modo con cui si rende effettiva la democrazia (o la selezione dei migliori). Lo strumento che stabilisce per davvero “chi comanda” in politica. Per questo motivo i partiti hanno imbrigliato  gli elettori in una legge elettorale schifosa che esprime una concezione riduttivamente bipolare e che delega i leader di partito la spartizione del potere.

Questa mattina ho letto un articolo Marco Ottanelli su Democrazia Legalità: La nuove legge elettorale si può fare anche oggi. Volendo.
(Nota del 13 agosto 2013: non c’è più l’articolo tolto il link)

L’ho trovato stupendo e vi suggerisco di andare a leggerlo.

Se non avete voglia (tra l’altro è impaginato malissimo) ecco un estratto per punti.

  • Stante la nostra Costituzione, non c’è alcun bisogno di costituire alcun governo di transizione per cambiare la legge elettorale, né di alcun ribaltone: basta una proposta di legge
  • Chi predica la necessità di un “governo tecnico per fare la nuova legge elettorale“, di pochi mesi, o, come assurdamente è toccato sentire, a scadenza di 90 giorni, o mente sapendo di mentire, o vuole surrettiziamente arrivare al potere sull’onda di una emozione.
  • A tutti i partiti va benissimo la legge Calderoli perchè
  1. permette alla segreterie  di scegliere i “favoriti del principe” e anche di evitare le sorprese dell’urna.
  2. perché concretizza, nella indicazione obbligatoria del “candidato presidente del Consiglio”( unico suo elemento che comporta reali dubbi costituzionali) l’ideale nascosto di ogni partito attuale, il cieco leaderismo.
  • Nel caso ipotetico che gli attuali partiti di opposizione volessero comunque cambiare davvero la legge, essi non hanno un progetto unico valido, proponibile, ma mille confuse e pasticciate idee finto salvifiche che sono tutte incompatibili le une con le altre, essendo state pensate […]  solo ed esclusivamente in funzione […] di danneggiare il più possibile le altri parti in causa.
  • a dimostrazione di quanto sopra detto viene citato il caso dell legge elettorale regionale Toscana (in vigore prima del porcellum, tanto che Calderoli, nel 2005, parlava apertamente di “modello toscano”); se la volontà ci fosse, la coalizione PD, IDV, e sinistre potrebbe cancellare la legge elettorale della Toscana e proporne un’altra a modello. Ma ovviamente, non lo fanno.
  • come seconda dimostrazione sta nel fatto che i partiti riescono ad accordarsi in 5 giorni sulla legge elettorale quando lo vogliono per davvero, come accadde per legge per le europee, dove PDL, Lega, PD e IDV si sono allegramente messi all’opera per approvare lo sbarramento al 4%, che ha tenuto fuori da Bruxelles tutte le sinistre, e ha permesso loro di spartirsi la torta in quattro invece che in 6-7.