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Le regole di Internazionale su Facebook

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Questa settimana, la rubrica delle Regole che trovate su Internazionale, riporta le regole su Facebook per i “Mi piace”.

  1. Mettere “mi piace” a un tuo post non è bello. Soprattutto se sei l’unico.
  2. Non dire laikare.
  3. Un “like” sulla foto profilo di qualcuno è una forma sottile di rimorchio.
  4. Ok, sei il “mi piace” numero cento: cosa vuoi, un premio?
  5. Ricoprirti di like è troppo facile: un vero amico ti invita a cena

Non non le ho trovate particolarmente brillanti ed è un peccato, perché di solito lo sono. Non ho mai nè detto né letto “laikare” da nessuna parte (ci sono meno di 100 pagine che contengono questo orribile neologismo). L’unica che mi ha fatto proprio ridere è la numero 3. Un “like” sulla foto profilo di qualcuno è una forma sottile di rimorchio.

E voi quali regole pensate siano utili su Facebook, per i mi piace in particolare, o per l’uso del social network in generale?

 

 

Notizie farlocche crescono

Qualche giorno fa ho avuto uno scambio di post/commenti su Facebook in merito alla notizia della bambina yemenita di 8 anni che sarebbe morta dissanguata dopo la prima notte di nozze con un quarantenne.

A usta mi sembrava una notizia poco credibile e così ho seguito a ritroso il percorso di diffusione (uno dei possibili percorsi) e ho concluso che la notizia era molto probabilmente falsa (magari in un altro articolo spiego il percorso che ho seguito per arrivare a questa conclusione, ma non ho tracciato bene il tutto). Oh, non fraintendetemi: il problema delle spose bambine è reale, ma non capisco la necessità di inventare e diffondere notizie con fonti così poco attendibili.

Comunque oggi mi sono imbattuto in un altra catena di articoli collegati ad una notizia farlocca che, sono certo, si sta già diffondendo sui social network come una pestilenza.

L’articolo riguarda le “indicibili torture praticate dai terroristi in Kenya”.

Anche una catena di notizie dev'essere agganciata ad un punto ben saldo....
Anche una catena di notizie dev’essere agganciata ad un punto ben saldo….
  1. Tutto ha avuto origine da un post su Facebook. Il post è stato pubblicato sulla pagina FB dell‘UAAR (Unione Atei e Agnostici Razionalisti). Un ottimo posto per trovare diffusori in quanto, ovviamente, è frequentato da persone che con la religione non vanno molto d’accordo. (Nota: qualche giorno fa, tra l’altro, anche l’UAAR aveva ripreso senza troppe verifiche la vicenda della sposa bambina morta…)
  2. Il primo sito della catena, quello citato dal post, è “ImolaOggi” che già conosco come sito che diffonde odio verso gli stranieri
  3. L’articolo di ImolaOggi non fa altro che riprendere  un articolo di RightsReporter.org (ci mette anche un link in fondo all’articolo). E’ un articolo in italiano, collegato a sua volta con un articolo di RightsMonitoring.org (in inglese) e se uno non ci guarda a fondo, vien da pensare che sia la traduzione di quello in inglese.
  4. Il sito RightsMonitoring.org. (RightsMonitoring.org è citato e linkato anche da Imola oggi). Qui non ho trovato altri link. Quest”ultimo articolo della sequenza è in inglese, tuttavia non parla di islamici e a prima vista sembra “attendibile”

Dopo aver seguito la catena di link, ho cercato con who.is informazioni su rightsreporter.orgDal whois, non si ottiene molto, perciò ho cercato qualche informazione sul sito. Ma anche il “chi siamo” non dice nulla.  Mah, chissà chi c’è dietro questo sito…

Quindi ho cercato qualche info sul sito, quello in inglese, RightsMonitor.org e, sulla pagina about us, ecco cosa c’è scritto:

Rights Monitoring is a comprehensive system of monitoring human rights. The project was implemented by the Rights Reporter, Italian organization for the Defence of Human Rights, in collaboration with other activists and newspapers around the world.  The articles are written by activists or come from different sources or newspaper. If you want to know more contact us

Insomma il sito in inglese, quello che sembra la fonte, invece è collegato al sito italiano; sembra che lo scopo del sito inglese sia quello consentire al sito italiano di avere una “pseudo fonte” apparentemente credibile.

Come fanno a non venire dei dubbi sull’attendibilità di certe notizie? A me vien da pensare che addirittura ci possa essere un disegno preciso, per diffondere odio razziale e  religioso.

 

Caffè Lavena troppo caro o no?

In realtà  volevo solo provare questa nuova funzionalità di Facebook che è l’incorporazione dei post.

Qualche giorno fa la notizia di un prezzo esorbitante pagato da alcuni turisti al Caffè Lavena di Venezia

Ecco il commento di Natalino Balasso.

https://www.facebook.com/natalinobalasz/posts/644177645600393?comment_id=6970560&reply_comment_id=6972282&offset=0&total_comments=154&notif_t=share_reply

 

 

La nuova versione di WordPress incorpora i tweet!

Ho fatto una prova, per vedere come funzionava.

Ecco qui il tweet che punta alle foto della cerimonia di apertura degli europei di Touch 2012

 

Come funziona l’incorporazione dei tweet su WordPress?

Facilissimo

  • Si va su Twitter e si sceglie il tweet da incorporare
  • Si clicca sulla data (o sull’ora del tweet)
  • Poi si copia l’URL dalla barra degli indirizzi
  • Quindi si va su WordPress e si incolla l’URL nell’articolo (o nella pagina)
  • Si salva e fine, il gioco è fatto.

Facile no?

 

Cosa vuol dire fare un sito per iPad (ovvero sono duro di comprendonio)

Circa 8-9 mesi fa, un cliente appena tornato da una fiera mi ha detto: “Giovanni, in fiera era pieno di nostri concorrenti che avevano fatto la versione del loro sito per iPad. Una figata! Usavano il loro tablet e il loro sito si vedeva benissimo. Quand’è che facciamo anche noi la versione del sito per iPad?“.

Il sito di Armani non si vedeva su iPad (gennaio 2011)

Giuro che non avevo capito. Cosa intendeva dire dicendo: una versione del sito per iPad?

Per uno smartphone la cosa poteva anche avere un senso: le dimensioni ridotte dello schermo ti obbligano a ripensare l’interfaccia grafica, ma l’iPad è grande e con un’ottima risouluzione. Ci può stare benissimo un sito di normali dimensioni. Così, per capire, usando l’iPad di un collega sono andato sul sito di questo cliente e ho verificato che il suo sito si vedeva e si usava benissimo. Belle immagini, buona lettura, semplice navigazione delle gallerie fotografiche. Andava tutto.

Si, è vero ci sono alcune cose che, pensate per l’uso di un mouse, non rendono tanto bene. Per esempio l’on-mouse-over, cioè quello che succede posizionando il puntatore in un certo punto, ad esempio un link, ma senza cliccare. Su l’iPad, il mouse non c’è, si usa il dito, che o tocca o non tocca. Non esiste la condizione “dito posizionato sopra un elemento cliccabile, ma che non tocca lo schermo”.

Ma a parte queste minuzie, un sito per iPad, non è altro che un sito normale visto con un tablet di marca Apple. Ma che si vede.

Ho rassicurato il cliente e gli ho detto: guarda che il tuo sito si vede già sull’iPad, non c’è bisogno di farci niente. Tant’è vero che il cliente, dopo qualche mese, mi ha raccontato dell’enorme successo riscosso dal sito quando, durante una riunione di Confindustria, ha tirato fuori il suo iPad e ha fatto vedere il suo sito e le sue meravigliose produzioni agli industriali presenti che hanno cominciato a passarsi il tablet tra di loro.

E così, ho accantonato il “problema” di fare i siti per l’iPad. Io non ne avevo bisogno e i miei clienti neppure.

Qualche giorno fa, sono capitato sul sito di un mio concorrente, ho visto che proponeva la realizzazione di siti “per iPad”. Mah… chissà, forse si è messo a fare le Apps, ho pensato.

Poi ho guardato il portfolio dei suoi clienti e ho visitato alcuni dei loro siti. Bellissimi, niente da dire, ma avevano tutti una caratteristica comune: un uso ultrasovrabbondante di Flash. Splash page che fanno da tappo agli spider dei motori di ricerca (così il sito diventa invisibile per chi lo cerca), filmati invece di pagine html, cacce al tesoro per capire come proseguire, effetti speciali di animazione, visivi e sonori. Quelli di più recente fattura erano anche ben strutturati, ma comunque lasciavano Flash parti fondamentali per la comprensione del contenuto. Ma comunque Flash, Flash, Flash…

Il sito FIAT aveveva delle parti invisibili su iPad

E improvvisamente ho capito! Fare una versione del sito per iPad è una azione da svolgere in due parti.

Per prima cosa si fa un sito di merda, usando una tecnologia trendy (il Flash), esteticamente bello da vedere, ma – di solito – assolutamente inusabile come strumento internet. Siccome è figo, lo si vende a carissimo prezzo.

Poi, siccome la moda impone un device (l’iPad) che il Flash non lo vede neanche col binocolo – invece di scusarsi con il cliente per avergli fatto un sito tanto figo ma invisibile – gli si vende a caro prezzo un secondo sito, che non usa Flash, e lo si chiama sito per iPad!

Così, la web agency non solo ci guadagna 2 volte, ma dà pure l’idea di essere sempre sul pezzo, di leggere il futuro, di anticipare le mode…

Sono proprio duro di comprendonio.


Le immagini provengono da questo bell’articolo di Cesar Andavisa, che non conosco ma che dev’essere molto meno duro di comprendonio del sottoscritto.