La maternità surrogata è sfruttamento?

Oggi mi è passato questo articolo sulla timeline di Facebook.

Racconta che ci sono alcune coppie italiane che hanno “ordinato” i loro bambini ad una azienda, la BioTexCom. I bambini sono nati in Ucraina da madri surrogate. Solanto che, a causa dell’epidemia, sono stati chiusi tutti i voli. I bambini non possono essere “ritirati” e sono stati riuniti in una nursery improvvisata.

Il video è straziante e come pure alcune cose di quelle raccontate nell’articolo. La più indigesta da digerire, la clausola che sembra essere prevista da alcuni dei contratti di queste aziende del settore, nella quale si contempla persino la “sostituzione” del bambino nel caso muoia entro il primo anno di età, come fosse un oggetto in garanzia.

Cosa dovrebbe fare adesso il nostro paese? Le persone che hanno ordinato i bambini vorrebbero che intervenisse per consentire loro il ritiro. Eppure la gestazione per altri in Italia è vietata, pertanto – dice l’articolo – per la legge italiana dovremmo riportarli subito in Italia, ma solo per riconsegnarli alle madri biologiche, se li vogliono, o per darli in adozione secondo le normali procedure a qualcuno capace di amare un figlio anche se non ha il suo medesimo Dna.

Ammetto di non aver riflettuto abbastanza a lungo sulla questione e il mio giudizio è un giudizio “a pelle”.. Forse la gestazione surrogata altruistica, cioè quella fatta a titolo gratuito, può anche avere un senso che ancora non vedo.

Ma se la “prestazione” è soggetta ad un corrispettivo economico non riesco a togliermi dalla testa il pensiero che la gestazione per altri (la maternità surrogata, utero in affitto, chiamatela come volete) sia soltanto una forma di sfruttamento.

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