Cos’è il Geomarketing

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Il Geomarketing è un approccio innovativo al marketing che utilizza le informazioni geografiche nei processi di pianificazione ed attuazione delle attività di marketing soprattutto in tutti quegli aspetti che riguardano la vendita e la distribuzione.
Attraverso il Geomarketing le imprese possono valorizzare la dimensione spaziale dei dati prodotti da diverse fonti informative.
In particolare, il Geomarketing consente di segmentare la domanda e l’offerta in aree geografiche equidistanti (isocrone) fornendo ulteriori strumenti di analisi rispetto ai normali parametri utilizzati dal marketing.


Giovanni Sonego‘s insight:

Il geomarketing è una figata pazzesca. Un approccio visivo e scientifico al marketing. Roba costosa, per intenderci. 

Sulla carta è anche piuttosto semplice. Basta avere un sacco di dati demografici, economici, sulla concorrenza. Ci si aggiungono un bel po’ di dati geografici (territorio, strade). Si mettono insieme alcune valutazioni sui trasporti et voila, il gioco è fatto. 

La vostra mappa comincia a raccontarvi cosa fanno le persone che abitano presso la vostra azienda. Quante sono, quanto spendono, che età hanno e che nazionalità… come si muovono e quali sono le loro abitudini di spesa.

Un sacco di informazioni utili per capire come proporsi sul mercato. Ma anche per capire il ruolo dei concorrenti, oppure se, dovendo aprire una filiale, qual è la località migliore. 

Roba costosa, dicevamo. Ma da oggi, grazie alla collaborazione tra Coobiz. www.coobiz.it e Urbistat www.urbistat.com anche le aziende più piccole possono avere un assaggio di questo strumento. 

1, Andate su www.coobiz.it e cercate la vostra azienda (se non c’è, registratela).
2. Poi andate sulla pagina di geomarketing, cliccate START e in pochi istanti vedrete esattamente la mappa con i dati demografici degli abitanti della vostra zona.
3. Non vi basta? Ogni azienda registrata ha un credito per una elaborazione avanzata, con i dati economici e i riferimenti dei vostri grandi concorrenti.

4. Ne volete di più? Beh, a questo punto dovrete fare uno sforzo e prepararvi a spendere qualche soldino, ma ne vale la pena.


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Matt Cutts di Google dà alcuni consigli SEO per gli eCommerce che esauriscono i prodotti.

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Google’s Matt Cutts answered in a video what webmasters and site owners should do about their out of stock products on their e-commerce sites. Matt Cutts basically said it depends on the size of the e-commerce site. He broke it down into three sizes: small sites with tens of pages, medium sites with thousands of […]


Giovanni Sonego‘s insight:

Matt Cutts di Google suggerisce alcune pratiche da seguire a seconda che il sito di e-commerce sia piccolo, medio o grande.

Piccoli negozi online (prodotti artigianali fatti a mano per esempio). Possono continuare a far vedere il prodotto esaurito e soprattutto mostrare alcune alternative di prodotti simili. Una buona cosa è anche dare un’indicazione del tempo di fabbricazione del prodotto.

Negozi online medi. Se si sa quando il prodotto sarà nuovamente disponibile, possono far vedere la data in cui il prodotto si prevede possa essere di nuovo disponibile e far decidere al cliente se ordinare o no; se invece non si conosce la data, meglio ritornare un codice di errore 404 (pagina non trovata) per aiutare Google a togliere la pagine dall’indice.

Grandi eCommerce. Per loro Matt suggerisce di inserire in anticipo un meta tag "unavailable_after" con la data prevista di esaurimento del prodotto. Questa indicazione è per Google come una richiesta di rimozione. Ci vorrà circa un giorno perché venga eseguita.

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Ok prendiamo per buoni questi tre consigli. Sono tutti e tre sensati, hanno una loro logica, una loro ragionevolezza, ma effettivamente, anche se propagandati come consigli SEO, non parlano assolutamente di miglioramenti o peggioramenti nei risultati della ricerca. 

In compenso, usando queste indicazioni, il massimo beneficio ce l’avrà Google perché i suoi i risultati saranno più puliti e migliori. 

In pratica, Google non dice chiaramente che seguendo queste indicazioni il posizionamento su google del proprio sito migliorerà, ma lo lascia intendere, con una promessa inespressa. "Tu dai una mano a te, e io darò una mano a te".

Così, tutti si adeguano, nella speranza che funzioni. Ma senza averne alcuna certezza. Non saranno evil, ma un po’ furbetti lo sono, i signori di Google…. 

Il mio consiglio? Se, come in questo caso, i suggerimenti vi sembrano di buon senso, se pensate che possano essere utili per i vostri prodotti e i vostri clienti, seguiteli senz’altro. Difficile che possano farvi male. Ma non fatevi illusioni, e siate consapevoli che non ci saranno significativi miglioramenti del posizionamento del vostro sito. 


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Google’s Hummingbird Algorithm: the Entity Search Revolution

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Searchmetrics has analyzed how the new Google Hummingbird algorithm effects the SERPs: The diversity of search results decreases, while Knowledge Graph integrations become more specific and elaborate.


Giovanni Sonego‘s insight:

Il nuovo (beh, nuovo, ormai sono passati 6-7 mesi..) algoritmo di Google produce, per ricerche differenti, risultati uguali. Nell’esempio sono analizzate due pagine di risultati cercando in un caso "bang hairstyles" nell’altro "hairstyles with bangs". Prima del colibrì 6 risultati su dieci erano diversi. Adesso, del due pagine dei risultati differiscono soltanto per uno sito.

Perciò, se prima di Hummingbird, ricerche diversamente formulate potevano valorizzare o far emergere pagine web più vicine alla differente formulazione, oggi, molte ricerche diverse sono considerate identiche e producono risultati identici o quasi. 

E’ un percorso a tappe forzate verso l’appiattimento dei "risultati migliori" iniziato già da un po’ di tempo. Con Google AdWords, ormai da anni, le parole estremamente specifiche sono altamente penalizzate. Vengono classificate come "a basso volume di ricerca" e non fanno neppure vedere gli annunci abbinati.

Google preferisce perdere quel possibile introito derivante da ricerche molto specifiche che incontrano annunci pubblicitari altrettanto specifici. Ma in questo modo, i piccoli investitori non hanno scelta: o scompaiono perché i loro annunci, ben curati, molto pertinenti e quindi interessanti per gli utenti sono fatti scomparire forzatamente oppure devono accettare la competizione sulle parole generiche.

Ma sulle parole generiche, con migliaia di inserzionisti in competizione sulla stessa parole, cresce a dismisura la competizione, i costi diventano presto esorbitanti, e alla fine solo i big spenders possono permetterseli. 

Adesso, con l’avvento di hummingbrird, lo stesso processo di compressione è stato attivato anche per i risultati della ricerca naturale. Questo algoritmo appiattisce le ricerche sui siti "big", cioè quelli che già si posizionano bene e che vedranno rafforzata la loro "rendita di posizione". 

Chi ha la "fortuna" di essere stato scelto, vedrà aumentare gli accessi al proprio sito. Chi invece è stato escluso, li vedrà diminuire gradualmente…. 

Al di là della sorte di tanti siti, ci rimetteranno gli utenti. Come al solito. La diversità è un valore in molti ambiti, specialmente quando "gioca con le parole". Cercare "Roma" o cercare "La capitale d’Italia" non è la stessa cosa. Ricerche di questo tipo DEVONO produrre risultati diversi. Qualcuno persa che forzare gli utenti a trovare sempre le stesse risposte sia positivo?

Provate ad immaginare se d’un tratto, veniste costretti a leggere tutti lo stesso libro, ad ascoltare tutti la stessa musica, mangiare lo stesso cibo o indossare lo stesso vestito… o a trovare, nelle vostre ricerche, sempre wikipedia… 

A me sembra una grande schifezza, non so a voi.

(se vi può interessare, bing, per il momento, offre una varietà di risultati molto più ampia) 


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Il Pd dei fratelli Vanzina

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Potrebbe sembrare una commedia dei fratelli Vanzina. C’è  un tizio,  politico di lungo corso, che per ottenere più voti va in giro notte e giorno, stringe mani, sorride, promette, fa il “renziano” anche se da trent’anni siede in consigli e giu


Giovanni Sonego‘s insight:

…e se qualche amico da fuori Modena mi chiedesse, Come va da quelle parti? Che aria tira laggiù?, ecco, gli direi di leggersi questo, così si fa un’idea.


See on gualmini-modena.blogautore.repubblica.it

Raccontare una perdita brutale? Ecco il monumento di Utøya per le vittime di Breivik

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“A slice of rock removed from the mainland near the island of Utoeya is the winning design for a memorial to commemorate the victims of Norwegian mass killer Anders Behring Breivik.”


Giovanni Sonego‘s insight:

Il 22 luglio 2011 il fanatico cristiano Anders Breivik ha ucciso 69 ragazzi nell’isola di Utøya in Norvegia e procurato la morte di altre 8 persone in un attentato con esplosivo a Oslo. Una tragedia che ha colpito tutto il mondo e ha lasciato impietrita la civilissima Norvegia.

Per ricordare le vittime di questo massacro sarà creato un monumento. Questo il design selezionato. Un monumento che riesce a riprodurre in modo fisico il dolore procurato dall’esperienza di chi ha dovuto provare in prima persona la perdita improvvisa, brutale e permanente di tante persone care.


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